Qual è la tua visione sul futuro delle criptovalute nel 2026?
Come dice un vecchio proverbio italiano, 'Quando il re muore, i cortigiani fuggono'. Nel mondo delle criptovalute del 2025, abbiamo assistito a un vero spettacolo: un'esplosione di euforia seguita da una fuga precipitosa. All'inizio dell'anno, con l'insediamento di Trump, Bitcoin ha sfondato il muro dei 100.000 dollari, galoppando fino a toccare i 126.000 a ottobre. Tutti pensavano che il toro fosse imbattibile. Poi, un decreto sulle tariffe ha capovolto tutto, cancellando trilioni di capitalizzazione in una notte. Quest'anno, le crypto sono passate da nicchia ribelle a protagonisti macroeconomici: i grandi investitori le hanno abbracciate, ma hanno anche smascherato la loro dipendenza dal sistema finanziario tradizionale, un tema che qui in Europa, con le nostre regolamentazioni UE, ci suona familiare.
Un inizio di anno infuocato e carico di promesse
Con Trump alla Casa Bianca, l'impegno a trasformare gli USA nella 'capitale delle crypto' ha acceso i fuochi. I Bitcoin ETF spot hanno attirato 13,5 miliardi di dollari nel terzo trimestre, con flussi istituzionali che sommergevano il mercato come una marea. Partendo dai 100.000 dollari di fine 2024, Bitcoin ha superato i 110.000 a maggio, ha raggiunto i 122.000 a luglio e ha stabilito il record di 126.000 l'8 ottobre. Dopo gli inverni bui del 2022-2023, i piccoli investitori – molti dei quali, immagino, come i nostri trader italiani stanchi di bolle passate – hanno intravisto la luce in fondo al tunnel. I social pullulavano di proclami come 'Un milione di dollari non è un sogno'. Il volume delle stablecoin è esploso, e i pesi massimi del settore hanno iniziato a accumulare posizioni in silenzio. L'aria era elettrica: stavolta, sembrava, le crypto stavano per prendersi la rivincita definitiva.
Il crollo di ottobre: una doccia fredda che ha ridestato tutti
La festa è durata poco. Il 10 ottobre, Trump ha annunciato tariffe del 100% sulle merci cinesi e restrizioni sulle esportazioni di software chiave. In sole 24 ore, Bitcoin è piombato da 112.000 a 104.000 dollari, con un tonfo del 14% in un giorno. L'intero mercato ha visto liquidazioni forzate per 19,1 miliardi di dollari, lasciando 1,6 milioni di trader con le tasche vuote e una capitalizzazione totale ridotta di 350 miliardi. Ethereum ha sofferto ancora di più, calando del 20% intorno ai 3.500 dollari.
Immaginate: non un guasto su un exchange, non un hack, ma un puro shock macroeconomico. Bitcoin non si è rivelato un 'bene rifugio', ma ha ballato al ritmo delle azioni ad alto rischio, sincronizzandosi con Wall Street e le commodity. Il mito del 'digital gold' è andato in frantumi. Il mercato ha dovuto ammettere l'evidenza: le crypto non sono più un'isola felice, sono intrecciate con la finanza tradizionale. Un brivido geopolitico, e loro tremano più forte – un reminder per noi europei, sempre vigili sulle tensioni globali.
Fine anno: un parziale recupero, con i retail che mollano e gli istituzionali che comprano
A fine anno, i prezzi hanno recuperato solo in parte, con Bitcoin che oscillava tra 85.000 e 90.000 dollari, registrando il trimestre peggiore dal 2018. I segni di capitolazione tra i piccoli investitori erano chiari: gli ETF spot sono passati a vendite nette nel quarto trimestre, scaricando 24.000 Bitcoin, mentre i volumi sono calati del 30%. Al contrario, le istituzioni hanno mantenuto la calma, approfittando dei ribassi per accumulare, con il numero di wallet a lungo termine che è raddoppiato a 260.000.
Un pacchetto regolatorio generoso, ma sbilanciato verso i grandi
Paradossalmente, proprio durante il crollo, la regolamentazione si è allentata come mai prima. A luglio, Trump ha firmato la 'LEGGE GENIUS', la prima legge federale USA sulle risorse digitali, che delinea un quadro per le stablecoin di pagamento: riserve 1:1, segregazione degli asset e requisiti di custodia. Le stablecoin compliant evitano la supervisione di SEC e CFTC, con i tempi di approvazione ridotti da 240 a 75 giorni.
Le domande per ETF su Solana, XRP e Litecoin sono state approvate a raffica. La regolamentazione non è più un ostacolo, ma un tappeto rosso per le istituzioni. Tuttavia, la legge favorisce i colossi: i progetti decentralizzati ne hanno beneficiato poco, e il controllo sulle stablecoin è finito nelle mani di banche e player tradizionali. Abbiamo guadagnato legittimità, ma perso un po' di spirito decentralizzato – un dibattito che riecheggia nelle nostre aule UE.
Il modello 'mullet': l'approccio istituzionale alle crypto
Gli istituzionali hanno adottato uno stile 'mullet' per le crypto: facciata user-friendly con app come Robinhood o PayPal, e backend su blockchain per i settlement. I fondi pensione investono in Solana o XRP via ETF, senza dover gestire chiavi private. Esperienza cliente tradizionale, efficienza cripto sottostante. Durante il crollo di ottobre, non hanno battuto ciglio: accettano la volatilità, e gli ETF risolvono i rischi di custodia.
I numeri lo confermano: a fine anno, gli ETF Bitcoin USA detenevano oltre 1,36 milioni di coin (7% della fornitura circolante). Il volume delle stablecoin ha raggiunto i 46 trilioni di dollari (9 trilioni aggiustati), con 1,25 trilioni solo a settembre, paragonabile alla rete ACH. Tether da sola possiede 127 miliardi di Treasury USA, diventando un attore dominante.
Progressi tecnici solidi, al di là delle fluttuazioni di prezzo
Mentre i prezzi vacillavano, la tecnologia ha fatto passi da gigante:
Le stablecoin si sono affermate come pilastri macro, con una capitalizzazione oltre 300 miliardi, grandi acquirenti di titoli di stato.
Gli RWA (tokenizzazione di asset reali) hanno raggiunto i 33 miliardi, dominati da bond governativi.
Il DePIN (reti fisiche decentralizzate) vale 30 miliardi, con integrazioni AI che tagliano i costi del 70%.
I retail esausti, gli istituzionali saldi: cosa riserva il 2026?
I piccoli investitori sono stanchi di volatilità, diluizioni token e hype fuorvianti, optando per la vendita. Le istituzioni, invece, hanno pazienza ferrea, comprando nei cali e sostenendo l'infrastruttura – nessuna exchange è fallita.
Per il 2026, il ciclo di halving di Bitcoin potrebbe perdere rilevanza, sostituito da politiche Fed, guerre tariffarie e rischi geopolitici. Le crypto diventano asset macro: volatili, ma efficienti nei settlement e programmabili, attraenti per gli istituzionali.
Il 2025 come spartiacque: fine del sogno rivoluzionario, ritorno alle radici finanziarie
Il 2025 segna una svolta: le crypto si svegliano dal sogno rivoluzionario, accettando il ruolo di infrastruttura finanziaria. Vittorie includono chiarezza regolatoria, ingresso istituzionale, scala delle stablecoin e implementazioni tech. Lezioni dure: non sono immuni ai rischi macro, anzi li amplificano – un campanello d'allarme per mercati come il nostro, sensibili alle dinamiche globali.
E il futuro, come lo interpretiamo?
A breve termine, occhi su politiche e geopolitica; a lungo, su flussi istituzionali e usi reali. Niente più illusioni di 'oro indipendente' per i retail: gli istituzionali le trattano come stock ad alta beta. Vuoi i profitti? Impara dai pro: accumula nei ribassi, hold tight. Vuoi sopravvivere? Evita leve estreme e il mantra 'stavolta è diverso'.
Lezioni del 2025:
Non esistono tori eterni nelle crypto, solo cicli e realtà.
Con gli istituzionali, le regole del gioco cambiano.
Sei pronto a giocare con loro, o continui a vagare come un retail sognatore?
Scegli ora: il 2026 è già alle porte.
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